Un pomeriggio da eroine

La trascrizione di una chat tra Milena e Chiara, avvenuta il 27 marzo 2018. Siamo verso le 3 di pomeriggio. Inizia Milena:
- Ciao Chiara! Mi daresti una mano a pulire questo posto?
- Scusa, non ti capisco.
- Vedi i messaggio sopra. Tutta spazzatura con collegamenti inverosimili che non c'entrano niente con l'ambiente in quale ci troviamo.
- Adesso mi è più chiaro. Ma cosa intendi per pulire? Cancellare le note fuori luogo? Come si fa?
- Allora, non ho l'accesso al sistema operativo di questa chat, pertanto non posso semplicemente cancellarli. Ma esaminando anche le altre stanze simili mi sono accorta che nello spazio dedicato ci stanno circa 30 comunicati. Se aggiungi uno, questo compare, ed il più datato dalla lista scompare.
- Ho capito, ma non afferro il concetto. Come ti posso dare una mano?
- Mi stai già aiutando. Dobbiamo  scambiare una trentina di messaggi e rimarranno soltanto questi, mentre quella spazzatura che c'è adesso scomparirà.
- Perciò devo soltanto scrivere qualcosa?
- Brava!
- Va bene. Non vedo molto senso di quest'attività, ma visto che non ho niente di più intelligente da fare, ci sto. Ancora sto digerendo la carbonara che mi ha lasciato la mamma e non ho voglia di fare niente. Stare qui e scrivere senza senso (va bene così, se ho afferrato in modo giusto) ma addirittura riposa.
- Sei un genio. Hai capito tutto. Dai, raccontami cosa hai fatto stamattina. Non allungarti troppo, se no perdiamo troppo tempo. Non ha importanza la lunghezza, ma il numero dei post.
- Aspetta un attimo, devo andare in bagno.
Pausa di quasi 10 minuti.
- Eccomi qui, sono tornata.
- Avevi un bel da fare, mi sembra.
- Ma no! Ho dimenticato di lavare i denti dopo il pasto e ho sfruttato l'occasione visto che mi trovavo là.
- E mi hai lasciato ad aspettarti?
- Ma dai, neanche tu non hai particolari cose da sbrigare, se no mica perdevamo il tempo così.
- D'accordo. Però stare qui da sola, senza compagnia, con la casetta che non si muove... Mi sentivo triste ed abbandonata. Per una necessità, ma che depressione.
- Dai, mi prendi in giro. Vuoi che ti racconti cosa mi è successo l'altro ieri pomeriggio?
- Spara!
- Sono andata sulla finestra a raccogliere i vestiti che stavano fuori per asciugarsi. Lì ha messi mia madre quella mattina, prima di andare in ufficio e mi ha chiesto di toglierli quando saranno asciutti. Sai che noni non abbiamo un balcone. Abbiamo l'asciugatrice, ma mamma preferisce metterli fuori quando c'è bel tempo e sole. Dice che i raggi solari ammazzano le batterie e disinfettano la roba. Mi è rimasto ancora poco quando mi scivolano dalle mane un paio di mutandine. Cavolo, devo scendere a raccoglierle. Metto le scarpe da tennis e scendo due piani a piedi. Sai che non abbiamo nemmeno l'ascensore. Arrivo giù, ma le mutandine non ci sono. Dove sono finite? "Sono le tue?" sento una vocina. Un ragazzino di 9 anni le sventolava.
- Sei riuscita a recuperarle?
- Si, ma dovevo corrergli dietro perché non voleva darmele. Ad un certo punto a preso un gobba e per non cadere le ha lasciate perdere. Se non, non sono tanto sicura di acchiapparlo; era più veloce di me. Ma alla fine sono tornata nell'appartamento e dovevo anche rilavare le mutandine e stenderle di nuovo, ma questa volta sopra la vasca, per non rischiare un altro episodio spiacente.
- Stavo contando: abbiamo fatto 23 inserimenti. Ci mancano ancora 8 o 9. Possono essere più corti, ma il numero va rispettato. Ho fatto il controllo e in effetti quelli presedenti spariscono.
- Sono stata presa dall'ispirazione letteraria e ho scritto tutto in un unico respiro. Potevo spezzettare quel paragrafo lunghissimo che ho fatto.
- Va bene anche così, sembra tutto più naturale, come una vera chiacchiera.
- Ma che te ne frega se sembra naturale. In effetti lo è, ma perché deve sembrare così.
- Non ti ho detto tutta. Per dire la verità sto facendo un favore al mio ragazzo. Lui sta creando una specie di attività online, e de molto taciturno a proposito. Lui mi ha chiesto di svuotare questo posto e quando ho chiesto la ragione, non voleva svelarmi niente. Ha detto soltanto che dopo passa lui, e che "sporca di nuovo", come aveva fatto il tizio in precedenza. Il tizio gli ha dato idea come fare un caso, ma non so quale.
- Capisco che non capisco niente. Siamo a 29. Ho dato un'occhiata anche io all'inizio e vedo che tutto di prima sta scomparendo, cioè funziona.
- Ancora questa ed eventualmente un'altra. Ti ringrazio per il tuo impegno e ci vediamo domani in palestra. Vieni, no?
- Figurati, è stato piacere dialogare con te. Domani ci sarò. Si è fatto tardi. Buona serata.

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