La ganza

Le mille e una faccia della famosa parola toscana

Un caleidoscopio di significati, costumi, colori e suoni nascosti

 

Ganza è una parola diverso ganza. Abituati ad usarla per condividere il nostro apprezzamento, essa nasconde una varietà di storie che attraversano continenti, epoche e popoli tra loro distantissimi. Come l’anello di un’invisibile catena, sembra unire questi luoghi passando di palo fresca. Se da noi nel medioevo poteva esser luogo di bisboccia, per gli amanti di lingua tedesca sembrava la ciliegia sulla torta della più dolce delle frasi, quasi a significare, invocando l’amata: “Oh, tutto, mio tutto!” Niente a che vedere con il caotico e roboante carnevale brasiliano dove oggi carro ha i suoi numerosi e variopinti suonatori di ‘ganza’, uno strumento a percussione a metà tra il bastone della pioggia e le maracas. Sempre in Brasile, a causa della forma dello strumento, è il nome più in voga per definire l’uso di sostanze non proprio lecite.

 

Ma è in Asia e in Africa che la parola sembra avere le sue radici più profonde. Lungo il corso del Nilo risiede una sparuta etnia, composta da poco più di 3000 persone che dall’alba dei tempi parlano la ‘Ganza’, l’idioma che li identifica come popolo. In Europa, Ganza ha la sua radice profonda in ‘gaz’. Oca, e cos’ le favole di Mamma Oca sembrano avere origine dalle Ganza Chansons diffuse dai bardi medievali, che a volte ne favoleggiano le origini facendole risalire agli Hunza, popolo leggendario per la bellezza e la longevità della loro gente, e in particolare al loro padre ancestrale assiso sul Karakorum, Mir Gazan. E così, dal tetto del mondo torniamo in Toscana, dove oggi la Ganza è una ragazza bella e spigliata di cui infatuarsi, così bionda, leggera e frizzante… Ovviamente parliamo di un’ottima birra che si può trovare anche nei migliori supermercati e nei negozi dedicati a questo fantastico prodotto che da secoli rallegra le nostre anime.

 

Le cose che mi annoiano

Sono annoiata. Sempre di più. Tante sono le persone mi annoiano. Quelli che leggono i giornali e guardano i telegiornali. Applausi, siete più informati di me. Cosa cambia? Avete un piano per salvare questa nazione? No? Qualcuno vi ascolterà? No? Neanche a me. Mi annoiano i lettori compulsivi. Soprattutto di classici. Bravi, avete studiato. Non c'è bisogno di tenere conferenze. Ho studiato anche io. Chissenefrega. E la scrittura? A parte articoli giornalistici, tutti uguali, i testi pieni di umorismo che a lungo andare annoiano e le scrittrici single che ci rendono partecipi delle loro frustrazioni quotidiane, che cosa ci resta? Ultimamente mi annoia anche l'uso delle parole inglesi in una nazione che ho sempre considerato carente in materia. Non si dice "Ai ev". Si dice "Ai hev". Prendete nota. Mi annoia l'apparenza. Le bugie che le persone si raccontano. I ruoli che interpretano. Tutti uguali, alla fine. Mi annoiano quelli che ti sorridono davanti e sparlano dietro. Preferisco gli originali. Non l'idea della originalità. Non le copie. Mi annoiano gli arrampicatori sociali. Uomini e donne. Le pacche sulle spalle. Le autocelebrazioni. Mi annoiano le persone che si lamentano. Quelli che non rischiano mai niente. Quelli che si accontentano. I passivi. La pigrizia mentale. Quelli che hanno un contratto a tempo indeterminato, un mutuo sulla casa, le vacanze di agosto programmate. Quelli che passano tutta la loro esistenza nella stessa città, via e abitazione. Magari con le stesse persone accanto. Mi annoia la visibilità. I rumori, anche. Preferisco la riservatezza, e il silenzio.

 

 

 

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